Colonnata

Il borgo di Colonnata

Salendo lungo i tornanti che da Carrara portano alle cave, il paesaggio si fa via via più aspro con la nuda roccia che emerge dalla vegetazione sempre più rada. É una strada larga che fino a poco tempo fa era percorsa senza sosta da grossi autocarri carichi di blocchi di marmo. Con l’apertura di una moderna arteria riservata a questi mastodonti su ruote, l’antica strada permette ora di godere del paesaggio con maggior tranquillità.
Attraversate Codena e Bedizzano si arriva a Colonnata, annidata a 532 metri sul livello del mare in un avvallamento sovrastato su tre lati dalla cave.
Nella parte più antica dell’abitato ci sono ancora vecchie case di sasso faccia a vista, quasi tutte restaurate. La parrocchiale di San Bartolomeo fu costruita nel XVI secolo sullo stesso luogo, dove quattro secoli prima, era sorta la primitiva chiesa del villaggio.

Il paese ha origini romane (I° secolo A.C.) come dipendenza della vicina città di Luni. Era abitato per lo più da schiavi impiegati nelle escavazioni e nella lavorazione del marmo per conto del fisco imperiale romano, come riporta una lapide scoperta casualmente nel 1810. Durante i secoli che seguirono alla caduta dell’impero, il villaggio ebbe una storia anonima legata alle vicende dei centri della costa, ma sempre contrassegnata dal patimento e dalla dura fatica dei cavatori.
Il primo documento di era moderna su Colonnata risale al 1570. É un resoconto amministrativo dove si legge che il paese contava 94 “fochi”, cioè famiglie, con una popolazione di oltre 600 persone. Un numero di abitanti piuttosto alto per quel tempo, dovuto al fatto che col Rinascimento ci fu un risveglio artistico a tutto campo, particolarmente fiorente nella scultura e quindi era aumentata notevolmente la richiesta di marmo di Carrara.
Agli inizi del ‘500 nasce a Colonnata Danese Cattaneo (1512-1572) famoso scultore e incisore, giovane allievo del Sansovino a Roma e poeta celebrato anche dal Tasso. Si trasferisce poi a Venezia dove realizza alcune delle sue opere più note fra cui le  quattro statue per il monumento funebre del doge Leonardo Loredan nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo. Di ottima fattura anche il busto del cardinale e noto umanista Pietro Bembo, nella chiesa di S.Antonio a Padova.

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